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Rabarbaro – Da Huang 大黄: Il rimedio più importante della tradizione cinese

Cos’è il Rabarbaro? Per cosa si usa?

Spesso confuso con un frutto, il Rabarbaro è una pianta, una delle poche verdure “sempre-verdi” presenti sul pianeta. Ne esistono molte specie diverse, la principale differenza è che quello che cresce in Cina è di qualità più amara rispetto alla sua controparte occidentale, ed ha una composizione chimica leggermente differente. Questo spiega, almeno in parte, il suo diffuso utilizzo come medicinale. Il Rabarbaro è una pianta estremamente tenace, e può crescere a tutte le latitudini. Le parti più interessanti della pianta sono le foglie e le radici. La parte superiore, foglie e gambi, vengono utilizzate in cucina per la preparazione di marmellate, amari e contorni. Le radici sono invece utilizzate come medicinale.

Il rabarbaro nella medicina cinese

La storia del Rabarbaro nasce almeno 2000 anni fa in Cina. Le sue azioni vennero descritte pe la prima volta in un famoso libro: il Ben Cao 本草. Il vero autore è sconosciuto ma la leggenda narra che sia il mitico imperatore Shen Nong 神农, inventore dell’agricoltura, che per scoprire le proprietà di ogni pianta le assaggiò tutte e si curò dall’avvelenamento causato dalle sostanze tossiche bevendo il tè (la cui scoperta viene ancora attribuita ancora a lui stesso).
L’uso del Rabarbaro a livello medicinale prevede il suo impiego come lassativo. Tuttavia le sue funzioni non si fermano qui: viene usato come antidolorifico, emostatico, anti-itterico e a livello topico per ustioni e abrasioni. Per ultimo ma non meno importante il rabarbaro ha dimostrato una buona attività antibatterica e antifungina, che lo rende un buon alleato per le patologie croniche come il piede diabetico.

Qual è la dose consigliata?

Assunto in decotto, il rabarbaro è sicuro al dosaggio di 3 grammi al giorno, anche per lunghi periodi. Molto spesso tuttavia è meglio farsi seguire da un erborista esperto in quanto assunto per lunghi periodi può portare ad alterazioni idroelettrolitiche, iperpigmentazione del colon e ipotonia intestinale.

Cosa succede se ne prendo troppo?

L’assunzione prolungata può portare a fastidiosi effetti collaterali come la comparsa di coliche con diarrea con conseguente disidratazione. Reazioni allergiche al rabarbaro, dopo lunghe assunzioni, sono state segnalate con comparsa di prurito, eczema e asma. Le foglie inoltre, ma non la radice, possono risultare tossici per il rene in quanto il loro elevato contenuto di acido ossalico che può precipitare e formare calcoli renali.

Esistono delle controindicazioni?

È sconsigliato l’impiego protratto (>2 settimane) dei lassativi irritativi come il Rabarbaro. Inoltre è sconsigliato nei pazienti affetti da patologie causanti atonia intestinale o stenosi. Naturalmente è sconsigliato a chi soffra di diarrea cronica e disidratazione. Il rabarbaro è sconsigliato a chi soffra di sindromi infiammatorie croniche intestinali (M. di Crohn, Retto-colite ulcerosa), e appendicite subacuta.

Fonte: https://www.agopunturamilano.net/